Zanzare, la “febbre del Nilo” torna in Italia

La “febbre del Nilo” arriva anche in Italia. L’allarme parte dal Veneto, dove la Usl3 ha individuato un gruppo di zanzare portatrici della West Nile. Il cluster nella provincia di Venezia è il primo individuato grazie all’utilizzo di trappole apposite. Queste ultime consentono di monitorare gli esemplari infetti capaci di trasmettere il virus all’uomo. Solo nel 2019 la febbre del Nilo in Veneto ha causato la morte di 19 persone. Per questo la Regione tiene sempre sotto controllo il virus. Ma chi porta questa febbre? Tra i primi esemplari ci sono gli uccelli selvatici. I volatili hanno poi trasmesso la malattia alle zanzare attraverso il sangue infetto. E le alte temperature che si registrano negli ultimi mesi non aiutano. Anzi, aumentano la proliferazione delle zanzare. Nella maggior parte dei casi, l’80 per cento, la febbre del Nilo si manifesta senza alcun sintomo. Solo il restante 20 provoca febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. Nell’1 per cento dei casi la malattia è grave e può causare anche convulsioni, paralisi o il decesso del paziente. Per ora non esiste alcun vaccino, ci si limita all’uso di antipiretici, antidolorifici o infusione endovena di liquidi. La Regione invita così a svuotare bidoni e non lasciare stagnare l’acqua.

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